Somma Lombardo.

Somma fu un importante nodo della via romana che conduceva da Milano fino ad Angera, passando per Sesto Calende.
Anche se non ne è documentata l’esistenza, molto probabilmente sulla sommità del Monte Sordo (che, se siete arrivati dal Ticino, si trova alla vostra sinistra entrando in paese) esisteva una fortificazione tardoromanica (III-V secolo).
Un’altra fortificazione del IX secolo era collocata nei pressi dell’attuale chiesa di Santa Agnese, costruita vicino a una più antica chiesa dedicata a Santa Fede, poi demolita.
Non fa meraviglia, dunque, l’esistenza di un castello così imponente come quello visconteo, anche se deve in parte la sua grandezza alle intricate vicende della spartizione dei possedimenti tra i diversi rami della nobile famiglia.
Fu così che, nel corso dei secoli, la costruzione originaria venne modificata ed ingrandita con l’aggiunta di nuovi corpi di fabbrica.
La prima costruzione del castello risale al XII secolo, e dal XIII secolo esso appartiene ai Visconti.
Oggi, il complesso è formato da tre differenti castelli, ciascuno con proprio ingresso e cortile, edificati l’uno addossato all’altro.
Il più antico è collocato all’angolo nord ovest; il secondo occupa tutto il lato est, mentre il terzo e più recente sorge nell’angolo a sud ovest.
La parte del castello visitabile è la seconda, chiamata castello d’estate.
Già residenza della famiglia Visconti di San Vito, oltre agli arredi originali, conserva affreschi attribuiti alla scuola di Camillo Procaccini (1551 ca-1629) e una pala d’altare del Cerano (1567/68-1632), nonché anche tre epigrafi funerarie romane e materiale archeologico della cultura di Golasecca.
Una curiosità.
Al Castello di Somma è custodita la più grande collezione esistente di piatti da barba. Per vederla cliccate qui (è un file di 156K, e il vostro browser deve avere il plugin per QuickTimeVR).
Iniziata nella metà del 1800 dal marchese Carlo Ermes, continuata dal marchese Roberto, fu portata al suo livello principe in questo secolo dal marchese Alberto.
I piatti sono di forma circolare con un incavo a mezzaluna su un lato, per un miglior accostamento alla gola.
Il cliente teneva in equilibrio il piatto con entrambe le mani sotto la barba da fare, mentre il barbiere insaponava, radeva e sciacquava.
Probabilmente comparsi alla metà del ‘600 per esigenze d’igiene, i piatti da barba hanno avuto il periodo di massimo splendore fra il ‘700 e l’800.
Se ne trovano di legno, alabastro, ottone, rame, peltro, argento, ceramica, porcellana di Ginori, Lodi, Faenza, Limonges, Strasburgo e della Compagnia delle Indie inglese e francese.
La collezione conta più di 500 pezzi uno diverso dall’altro.
Tutte le epoche sono presenti: dai più antichi in metallo, ai più recenti rifacimenti in occasione del bicentenario della Rivoluzione francese. E' davvero da non perdere!
A questo punto, dopo aver lasciato il castello, conviene fare una digressione di pochi chilometri e raggiungere Arsago Seprio, passando per Mezzana superiore.



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